A Gesù viene chiesto dai discepoli di insegnar loro a pregare, perchè evidentemente facevano fatica. Anche noi facciamo fatica, ma non è che siamo stati fatti male. E’ Lui che ci ha voluto, noi non siamo“capitati”. All’inizio del libro di Pinocchio, ad un personaggio “capita” un pezzo di legno e proprio perché gli è capitato non sa cosa farsene e lo butta da qualche parte. Invece, quando poi arriva da Geppetto, questo non pensa che gli sia capitato, Geppetto l’ha “voluto”. Noi siamo VOLUTI e non capitati, voluti da Dio Padre. Questo insegnamento è per la maturazione della nostra fede, a Gesù interessa che i suoi discepoli e noi impariamo un “modo” per pregare, per questo ha insegnato la preghiera del “Padre Nostro”. Lui vuole discepoli “ liberi” di andare incontro a Gesù. Perché ci ha voluto? Cosa desidera per noi? Vuole la nostra felicità, che sarà piena in Paradiso ma che matura piano piano da qui. Su questa Terra ci dona la letizia che ha a che fare con l’intimo del nostro cuore. Ci sono due modi per diventare sempre più familiari con Cristo e quindi con Dio Padre: 1. Essere mendicanti del cuore di Cristo, come Cristo è mendicante del nostro cuore, avere una grande domanda dentro. I discepoli non avevano paura di essere mendicanti. 2. Obbedienza alla Chiesa, forma di insegnamento che ci è stata donata, come diceva San Paolo. Viviamo la preghiera di Gesù insieme, il Padre Nostro è diverso delle altre preghiere, ma è il modello di tutte le altre preghiere. PADRE ……Iniziamo proprio con questo termine. PADRE CHE SEI NEI CIELI………Vedremo l’aspetto della paternità e il suo aspetto di essere nei cieli, cosa significa e che aspetto ha nella nostra fede e nella nostra vita. Leggiamo in Romani 8,15: “ E VOI, NON AVETE RICEVUTO UNO SPIRITO DI SCHIAVI PER RICADERE NELLA PAURA, MA AVETE RICEVUTO LO SPIRITO CHE RENDE FIGLI ADOTTIVI, PER MEZZO DEL QUALE GRIDIAMO ”, come Gesù che, nel momento più difficile, chiama con questa tenerezza e familiarità Dio Padre. “Abbà” lo potremmo tradurre come “paparino”, “papino”. San Paolo ci dice che questa intimità non è solo per lui, ma anche per noi, lo Spirito desidera generare in noi questa familiarità. PADRE nel Padre Nostro è pronunciato all’inizio e poi viene sempre sottinteso. Noi possiamo vedere Dio come giudice e Signore onnipotente, ma sempre nella prospettiva di un padre. Viene a giudicarci come ci giudicherebbe un padre. Un esempio: Un giorno è arrivato un ragazzo da me che aveva bisogno di parlare: “Nello stage che sto facendo ho rotto un pezzo della fabbrica e sono mortificato, proprio oggi che mi dovrebbero dare lo stipendio”. Poi trova un collega già assunto che gli suggerisce di dirgli che era stato lui. Arriva il principale, che lo guarda e gli dice di non preoccuparsi, che la prossima volta sarebbe stato più attento.
Quando un padre ti dà un giudizio, tu vai da lui e ringrazialo , perchè è stato tenero con te, ti dice che hai sbagliato, ma sempre nella forma della paternità. Un padre non domina ma dona, si sacrifica ma non chiede sacrifici. La vita del cristiano è un continuo ritornare al Padre. Gli animali appena nascono sono abbastanza indipendenti, un bambino se lo lasci non sopravvive. Nella grandezza di esseri umani, siamo sempre dipendenti, bisognosi d’amore. La prima esperienza che un bambino prova appena esce dal grembo della mamma è “un altro mi ha fatto”, la tentazione nostra è che pensiamo di farci da noi stessi, anche la nostra vita, la felicità; la prima esperienza che facciamo è che ci rendiamo conto che non ci siamo fatti da soli, siamo bisognosi sempre. La preghiera perfetta, secondo San Tommaso d’Aquino, è il Padre Nostro. Tertulliano sosteneva che è la sintesi di tutto il Vangelo. Gesù diceva: “Io e il Padre siamo una cosa sola, guardiamo lui per conoscere il Padre”. Il Padre Nostro è così per tutti, anche un ebreo o un mussulmano potrebbero pregare con il Padre nostro: “Ho bisogno… prego”. Madre Teresa diceva: “Perché mi affido a Dio? Perché non mi fido di me”. La preghiera ci aiuta a stare lontano dalle tentazioni, ci rende forti nella sicurezza. Gesù prega tantissimo il Padre, prega prima dei grandi avvenimenti, anche prima di incontrare Pietro prega, perché dovrà affidargli il suo ministero. La preghiera ci libera dall’angoscia, ci mette in pace, ci permette di guardare più in là. Nasce un problema… a volte ci sentiamo un po’ aridi… e allora? Andiamo come mendicanti a cercare Cristo, cerchiamo in tutti gli angoli una persona che abbia un carisma, un ministero. Se Dio non entra a far parte della mia vita, rimane come l’immagine della persona che amo sul cellulare: resta lì, ogni tanto la guardo, come una bella icona… e poi… come entra nella mia vita? A volte sembra che ci abbandoni, lo sentiamo lontano, i suoi pensieri non sono i nostri pensieri. Dio è diverso da noi, è “nei cieli”, ci permette di chiederci: “Come stai mendicando, cosa stai cercando?” Il Padre è un Padre nostro perché ci tratta e ci vuole come figli, quindi siamo fratelli, ci possiamo aiutare tra di noi: si chiama “carità”. Il Padre è grande perché è nei cieli, non possiamo possederlo, dobbiamo chiedere la grazia che i suoi pensieri siano i nostri pensieri.
Padre…che sei nei cieli (Don Fabio)
