Carissimo Antonio, mi permetto di darti del “tu”, perché ti sento vicino alla nostra missione insieme al tuo gruppo “Casa della misericordia”.

Ti ringrazio molto per le belle parole che mi hai scritto e grazie davvero molto per la vostra iniziativa in occasione del Santo Natale.

La “Casa della carità”  vuole essere vicina a chi non ha più nulla, ogni persona che accogliamo ha un volto, un nome, una storia e cerchiamo di offrire ascolto, capire quali sono le sue esigenze e come sia  possibile,  insieme agli operatori, iniziare un progetto di accompagnamento per aiutarli, trovare un lavoro, un adeguamento, una casa dove stare.

In quest’anno Santo dedicato alla misericordia, dico a me stesso che l’immagine della porta, la porta santa e i santi fedeli, ma anche la porta della casa della carità, oggi più che mai, vuole essere spalancata per chi non ha più nulla.

Chi arriva qui è alla ricerca di un posto dove stare:  vedo entrare decine di persone che hanno bisogno di tutto, dalla doccia a una parola di conforto.

Noi facciamo di tutto per accogliere tutti, qui abbiamo 150 posti, abbiamo scelto di offrire le docce e il guardaroba per restituire a loro un po’ di dignità, l’ascolto per capire i loro problemi, per conoscerli e aiutarli, anche chiedendo una mano agli enti.

Possiamo offrire tutto questo solo grazie a chi sceglie di sostenerci, grazie a chi vuole camminare al nostro fianco e ci aiuta ad accoglierli.

La vostra iniziativa alla vigilia del Natale sarà sicuramente un segno di speranza per i nostri ospiti, un gesto che ci permetterà di costruire insieme a voi il loro futuro, fatto di autonomia attraverso la ricerca di un lavoro e di una casa.

Nella tua lettera ci chiedi se potete donarci scarpe e vestiario, la mia riposta può essere solamente sì. Una delle richieste che facciamo spesso è quella di poter avere delle calzature, sono davvero tante le persone che vengono alla casa e che chiedono di avere un paio di scarpe comode.

 

Non è un vezzo, infatti chi vive tutti i giorni per strada è costretto a camminare molto, ha bisogno di questo;  oltre che di scarpe, abbiamo bisogno di biancheria intima nuova, calze, mutande e magliette intime che offriamo nella casa a chi fa una doccia calda.

Sono piccoli gesti, ma ci permettono di restituire loro la dignità che la vita in strada spesso nasconde.

 

Carissimo Antonio,  ti ringrazio davvero molto per la tua vicinanza.

Un abbraccio colmo di gratitudine,

 

Don Luigi Colmegna.

 

Ti invito insieme al gruppo, casa della “misericordia”, a venire a trovarci alla casa della “carità”, quando vuoi ( puoi far riferimento a Francesca).

Lettera di Don Virginio Colmegna