La comunità serve per amore di Dio. Mi sono chiesto se la comunità fosse voluta dal Signore oppure dall’uomo.
Pensiamo alla creazione: è opera dell’amore di Dio. Dio ha voluto esprimere il Suo amore nella coppia, non in una persona singola. Dio si manifesta in questa piccola comunità. Se c’è la sua presenza, vuol dire che è un dono di Dio.
Nel Nuovo Testamento, troviamo questa affermazione riguardo gli apostoli (Atti 2, 42- 48 ): “ERANO ASSIDUI NELL’ASCOLTARE L’INSEGNAMENTO DEGLI APOSTOLI E NELL’UNIONE FRATERNA, NELLA FRAZIONE DEL PANE E NELLE PREGHIERE. UN SENSO DI TIMORE ERA IN TUTTI E PRODIGI E SEGNI AVVENIVANO PER OPERA DEGLI APOSTOLI”.

Gesù ha voluto istituire proprio un gruppo di aggregazione che fosse visibile all’interno della prima comunità cristiana. Tutte le comunità e la nostra in particolare devono essere un’immagine della realtà che ha voluto Gesù.
La comunità ha una grande responsabilità verso tutti i cristiani, coloro che la compongono sono chiamati a renderla “vera” e “bella”, espressione dell’amore di Dio verso l’umanità intera.
L’amore che circola all’interno della comunità deve essere manifestato e concretizzato verso ogni persona che è nel bisogno, nella difficoltà e nell’emarginazione e verso chi ha bisogno di consolazione.
La comunità è anche un luogo privilegiato per vivere in pienezza la vita cristiana, Gesù dopo la resurrezione è apparso proprio alla comunità dei discepoli di Dio.
Quali caratteristiche deve avere l’amore che deve praticare ogni componente ?
• L’amore deve essere innanzitutto “carità” (Corinzi 1,13) . Si tratta di uscire da noi stessi per dirigersi verso gli altri.
Si tratta di fare un cambiamento di mentalità, pensare secondo Dio e non secondo gli uomini.
Dobbiamo avere la consapevolezza che la rottura della comunità e la divisione costituiscono un peccato contro la comunità; al contrario, la costruzione della comunità ci avvicina a Dio che è amore.
Chi costituisce la comunità opera per la pace, dobbiamo proprio cercarla a partire da chi ci sta attorno. I costruttori di pace saranno chiamati figli di Dio. La settima beatitudine è il fulcro del Vangelo e del cristianesimo.
• L’amore deve essere sincero (San Paolo ai Romani: “La carità non abbia finzioni”). Se vogliamo realizzare questo, dobbiamo allontanare da noi l’ipocrisia e ambire alla verità, amarci intensamente di vero cuore gli uni e gli altri.
Dalle opere del cuore scaturisce la benevolenza, supportata dalla carità interiore. La carità esteriore non gioverebbe a nulla se non fosse proprio animata e supportata dalla carità interiore.
Si finirebbe col cadere nella carità ipocrita, che fa il bene senza volere il bene, che non trova riscontro nella vita pratica.

. Il terzo aspetto dell’amore è che deve essere libero in ogni battezzato, è Dio che ama attraverso di noi, perché presente con il Suo Santo Spirito. . Amare con cuore libero vuol dire amare con il cuore nuovo e questo cuore nuovo è presente.

Sempre nella lettera ai Romani, troviamo che “L’AMORE DI DIO È STATO RIVERSATO NEI NOSTRI CUORI PER MEZZO DELLO SPIRITO SANTO”.

Gesù ci dice “Amatevi gli uni gli altri come Io vi ho amati”.
Questo COME sta proprio ad indicare “con la stessa qualità di amore con la quale Io ho amato voi”, noi dobbiamo prendere esempio da Gesù.
Infatti, subito dopo aver detto questo, Gesù prega il Padre affinchè l’amore ricevuto da Lui, venga riversato anche nei discepoli.

Se questo amore è stato donato a noi, anche noi di conseguenza se vogliamo vivere seguendo il Vangelo, dobbiamo donarlo agli altri.

Come si può costruire l’amore in una comunità, a cosa dobbiamo stare attenti e cosa dobbiamo fare?

Il primo passo è quello di BONIFICARE il nostro cuore, per renderlo luogo accogliente per i fratelli. Innanzitutto dobbiamo ripulirlo dai giudizi ostili verso gli altri, solamente Dio conosce il cuore di ogni persona fin nei minimi particolari.

Diversamente se lanciamo giudizi verso il peccatore, oltre che verso il peccato, diventiamo superficiali, ingiusti, rischiamo a volte di essere spietati verso le persone che ci stanno intorno.

Il nostro giudizio verso i fratelli e verso le sorelle, deve assomigliare a quello di una coppia di genitori verso i propri figli, un giudizio forse non del tutto imparziale, perché sempre prevaricato dall’amore figliale.

La trave che si trova nel nostro occhio è proprio il non amore e se noi spalanchiamo le porte del nostro cuore e riusciamo a rimuovere la trave, noi presentiamo alle persone che ci stanno intorno fiducia e credibilità. Il fratello vedendo queste cose, sentendo l’amore che noi mettiamo verso di lui, si lascerà rimuovere la pagliuzza che ha nell’occhio.

La seconda pulizia che deve essere fatta, è nei confronti di ogni parola sbagliata, di ogni parola cattiva.
La lingua nuoce e frantuma il clima fraterno e rischia di isolare uno o più componenti della comunità.
Non basta solo contenere il linguaggio, se a questo non corrisponde un umano accoglimento del cuore.

Una buona parola suggerita dal cuore è un sostegno per un fratello e una sorella, perché, quando amiamo, è Dio che ama in noi.

Il secondo sforzo che dobbiamo fare per la costruzione dell’amore, consiste nel guardare il fratello con occhi nuovi. Sant’Agostino diceva: “AMA E FA CIÒ CHE VUOI” e ancora nella lettera ai Romani “NON ABBIATE ALCUN DEBITO CON NESSUNO, SE NON QUELLO DI UN AMORE VICENDEVOLE”

Se non possiamo dare ad una persona quello che ci chiede, sicuramente possiamo ricolmarla di amore, quell’amore che Gesù Cristo ha donato ad ognuno di noi.

Pensiamo a ciò che era accaduto nella nostra comunità, quando Antonio aveva incontrato quella famiglia rumena: non è andato a cercarla, l’ha incontrata per strada, se si fosse fermato solo ad offrirgli un caffè e basta, sarebbe stata una testimonianza scarsa, incompleta. Il fatto di ascoltare queste persone, di sentire le necessità di questa famiglia, di aprire il cuore, di aiutare per quanto fosse possibile, ci ha portato a donare la felicità a questa famiglia, fornire ciò di cui aveva bisogno, farli tornare nel loro paese.

Il terzo punto per costruire l’amore, riguarda proprio la comunità in se stessa, che ha come obiettivo quello di essere un segno nel mondo attraverso la vita di comunione fraterna.

La comunità ha il compito di rendere la Chiesa la casa, che è la scuola della comunione. Una comunità che vive secondo il Vangelo, è la manifestazione dell’opera e del volto di Gesù; allora veramente la comunità diventa un luogo di festa, di perdono, di gioia, di amore, di tolleranza, di sopportazione gioiosa, di correzione fraterna, dove nessuno si sente solo perché si fa esperienza dell’azione dello Spirito Santo.

Nella comunità, se seguiamo questo obiettivo, si impara a ricevere e a donare la misericordi. Finiamo sempre nel fulcro del Vangelo: “Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia” (la quinta beatitudine).

In una comunità che ha questi obiettivi, si fanno i primi passi affinchè possa diventare, come dice il Papa, un ospedale da campo, perché ogni volta che usiamo verso gli altri la menzogna o parliamo male, noi diventiamo dei malati spiritualmente, un ospedale che cura anche noi stessi.
In tutto questo a noi cosa viene chiesto?
Non ci viene chiesto di salvare il mondo, perché ha già provveduto Gesù a farlo, a noi viene chiesto di annunciare con la testimonianza della nostra vita quello che accade agli uomini raggiunti dalla chiamata del Signore, che si lasciano governare dallo Spirito Santo che li fa camminare secondo l’insegnamento del Vangelo.

Questo cammino che abbiamo intrapreso e speriamo prenda sempre più vigore è radicato nell’amore di Dio, a sostegno di tre grandi doni: la Parola di Dio, la preghiera e l’Eucarestia. Da questi tre doni devono partire tutte le mosse per costruire un vero spirito di carità.

Allora cominciamo o ricominciamo se abbiamo fatto qualche passo falso o tentennamento e godremo da subito, ogni giorno, il dono della Pace del Signore.

Luigi

LA COMUNITÀ’